EZRA POUND

Chi è Ezra Pound? La vita di Pound è un romanzo, che essendo oltretutto connesso strettamente all’Italia, richiede una sintesi con qualche parola in più, necessariamente imprecisa e di massima, ma non ingenerosa, per prenderne almeno alcune coordinate. Ezra Pound nasce nel 1885 a Hailey, nell’Idaho, USA. A due anni la sua famiglia si trasferisce sulla Costa Orientale, presso Philadelphia.Studia a Cheltenham e all’età di 13 anni visita per la prima volta l’Europa e l’Italia, rimanendone stregato. Torna in Europa molte altre volte, studiando, oltre alla letteratura anglosassone, i provenzali, gli italiani del dolce stil novo e soprattutto Dante che presenterà e riproporrà nella sua opera, in senso poetico o critico, per tutta la vita. Nel 1908 pubblica a Venezia a sue spese la prima raccolta di poesia, intitolata A lume spento. Studia anche il cinese e il giapponese, lo spagnolo e il provenzale. Si fa conoscere in Italia ma soprattutto in Francia e in Inghilterra, dove stringe utili e duraturi contatti con i maggiori nomi del mondo della cultura (W. B. Yeats, F. M. Ford, T. S. Eliot), da cui è sostenuto e che egli stesso sostiene, con generosità. Pubblica molti libri di poesia e saggi critici e la sua fama cresce ancora, sia in Europa sia in America, negli anni tra il 1910 e il 1920. Sposatosi nel 1914, viaggia incessantemente per l’Europa e torna di continuo in Italia, dove finisce per stabilirsi, prendendo casa a Rapallo, in Liguria: L’Italia diventerà, nelle tormentate vicende che lo attendono, la sua patria elettiva. Intensissima è l’attività critica e di conferenziere negli anni ‘30.
Considerando ormai l’America una terra desolata, dominata dall’usura, vagheggia come ideale l’Europa del passato, quella dell’Umanesimo e del Rinascimento, e su queste premesse, anche velleitarie, si colloca la sua adesione al fascismo durante la Seconda Guerra Mondiale, compreso il periodo della Repubblica Sociale Italiana, con violentissimi discorsi antiamericani tenuti in inglese alla radio. Negli USA viene considerato un traditore. Alla fine della guerra è perciò arrestato e internato in un campo della polizia militare USA presso Pisa, dove gli viene riservato un trattamento duro. Per i compatrioti, Ezra Pound è l’emblema della degenerazione e dell’adesione al nazifascismo sconfitto. Per tre settimane viene tenuto chiuso in una gabbia di ferro, dove rischia di morire. Solo in seguito gli viene concesso un trattamento di prigionia più umano. Rimpatriato a Washington, per evitargli il processo e la condanna a morte, viene dichiarato pazzo e rinchiuso nel manicomio criminale di Saint Elizabeth, presso Washington, dove rimarrà tredici anni, fino al
1958. In quegli anni lavora intensamente alla produzione della sua opera maggiore, i Pisan Cantos, i Canti Pisani. Solo per la incessante mobilitazione, con continue petizioni, da parte di esponenti ella
cultura (tra cui vari premi Nobel), viene rimesso in libertà. Torna subito in Italia, e si stabilisce dapprima a Merano, poi a Rapallo e infine a Venezia dove muore nel 1972, circondato da una netta
riabilitazione da parte di tutti, mentre il mondo della cultura gli tributa numerosi riconoscimenti. Nel 1953 sono stati pubblicati in Italia i Canti Pisani, da cui è tratto il canto 45, intitolato Con Usura. Ma l’Usura di Pound non ha a che fare con il significato tecnico che noi diamo al termine, o meglio se ne è affrancato. Usura è piuttosto la negazione della identità umana. Usura è l’uomo che piega l’altro uomo alle esigenze della macchina produttiva, che ne sfrutta le energie to sell and sell quickly, per “vendere, e vendere presto”. Usura è una categoria negativa generale che schiavizza e opprime l’uomo. Non da Usura – dice Pound – sono venuti i capolavori della corte dei Gonzaga, di Piero della Francesca, di Giovanni Bellini, di Pietro Lombardo, di Duccio di Boninsegna. L’Usura non dà all’uomo una casa di buona pietra dove abitare, non fa sì che venga dipinto un paradiso sulle mura della sua chiesa, arrugginisce il cesello, impedisce al tessitore di tessere e all’intagliatore d’intagliare, al pittore incancrenisce l’azzurro, fa sfiorire il cremisi, impedisce alloos smeraldo di trovare il suo Memling. Usura distrugge l’ardore e l’amore, uccide il feto nel grembo, trasforma i festanti di Dioniso in cadaveri seduti a banchettare, ai suoi ordini. Poiché, come si vede, la massima parte dei capolavori contrapposti polemicamente all’usura, sono italiani (Pound era un grande ammiratore della cultura italiana ed europea dei secoli scorsi) tutto il canto XLV diviene, anche,
indirettamente, un’appassionata lode della civiltà italiana. Eccone il testo completo.

Canto XLV (With Usura)

Con Usura non ha l’uomo una casa di buona pietra
ogni blocco tagliato a filo e ben poggiato
sicché il disegno possa coprirne la facciata
con Usura
non ha l’uomo un paradiso dipinto sulle mura della chiesa
arpe e liuti
o dove la Vergine riceve l’annunciazione
e un alone si proietta dall’incisione;
con Usura non vede l’uomo Gonzaga, i suoi eredi e le sue concubine
nè una pittura viene fatta per durare o per viverci
ma viene fatta per venderla, e venderla presto,
con Usura, peccato contro natura,
il tuo pane è di fibra sempre più secca,
il tuo pane è arido come carta,
senza aroma di segale o di farina,
con Usura la linea del disegno esce grossa
con Usura non c’è tratto nitido
e l’uomo non ha dove poggiare il capo.
L’intagliatore di pietra non può toccare la pietra
il tessitore il telaio
CON USURA
non arriva lana al mercato
il gregge non porta frutto con Usura
Usura è una lebbra, Usura
spunta l’ago contro le mani della ragazza
e ferma l’arte del tessitore. Pietro Lombardo
non venne da usura
Duccio non venne da usura
nè Piero della Francesca; Zuan Bellin non venne da usura
nè fu da essa dipinta “La Calunnia”.
Non venne da usura l’Angelico; non venne Ambrogio de Praedis,
non venne chiesa di viva pietra firmata: Adamo me fecit.
Non da usura Saint Trophime
non da usura Saint Hilaire,
usura arrugginisce il cesello
arrugginisce arte ed artiere,
tarla il filo nel telaio
e non insegna a tessere oro nella trama;
l’azzurro s’incancrenisce con usura; il cremisi appassisce
lo smeraldo non trova un Memling,
usura uccide il feto nel grembo,
tiene fermo l’ardore del giovane
porta paralisi nel talamo, giace
tra la giovane sposa e il suo sposo
contra naturam
si portano prostitute ad Eleusi,
e cadaveri si siedono a banchettare
ai comandi di usura.

Dopo Pound, dopo il canto XLV – questo visionario vertice della poesia del ‘900 – non è possibile aggiungere altro. Dopo che hanno parlato i poeti e dopo che la parola sovrana, la parola superiorem non recognoscens, la parola che per definizione “non serve” si è riappropiata del suo regno, ogni considerazione (ri)argomentativi suonerebbe pallida esangue asfittica. È possibile, è doveroso raccogliere invece il monito appassionato di Ezra Pound, far rieccheggiare in noi le sue parole: perché tutto il patrimonio di bellezza che abbiamo ereditato ci appaia come fragile, non scontato e generato da radici che, per non divenire ever more of stale rags, di fibra sempre più secca, e dry as paper, e aride come carta, vanno attentamente coltivate. Una cosa non deve essere dimenticata. Se non esistono la letteratura, la bellezza e la in-utilitas dell’arte, tutto si piega alla logica dell’utile egoistico, del profitto cieco, del vantaggio immediato, di cui il primo corollario è l’asservimento dell’uomo all’uomo: in una terra desolata e disumanizzata dal trionfo di ciò che i poeti ci ammoniscono ad aborrire come “usura”.

Articolo di Francesco Napolitano (franap54@gmail.com)

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