Ragione e Religione
Alcuni sostengono che le due cose sono antitetiche mentre altri, come sempre accade in questioni dirilevante importanza, sostengono al contrario che la ragione sorregge la fede. Premesso che noi non siamo credenti, ma che siamo sempre aperti ad analizzare ogni ragionamento purché fatto in buona fede, vogliamo qui approfondire un poco la questione esplicitando i nostri dubbi e quelle che, a nostro parere, sono delle incongruenze. Parliamo di ragionamenti e non di fede perché la ragione è lo strumento che abbiamo a nostra disposizione per pensare e per cercare la verità e non possiamo invece accettare di scendere nel campo della fede che non abbiamo e che ci è sconosciuta scartando la ragione che ci è nota e che usiamo tutti i giorni! Una prima incongruenza, di carattere generale sta, secondo noi, nel fatto che le religioni nascono nella contingenza di una situazione e di un periodo storico ed affermano invece, per la loro stessa natura, concetti, principi e regole assolute e lo debbono fare pena il decadere della credibilità perché, se un Dio esiste, non può che essere assoluto ed immutabile per definizione. L’uomo che in buona o mala fede ha “rivelato” in un certo contesto storico al resto dell’umanità verità, regole e dogmi non ha potuto che tenere conto delle conoscenze del suo tempo senza immaginare che dopo secoli e secoli, lo scenario sarebbe tanto cambiato da rendere inaccettabili certi concetti e certe regole. Ma il motivo che, secondo noi ha spinto l’uomo ad inventarsi le religioni, è la sua paura dello sconosciuto, il timore della morte e la non accettazione, figlia dell’istinto di conservazione, di un percorso che potesse finire nel nulla. Tutte le religioni, che da secoli condizionano la vita ed i comportamenti, sono per esempio “Terrocentriche” nel senso che dogmi, credenze e comandamenti sono relativi al solo pianeta terra. Né poteva essere diversamente stante che quando queste religioni nacquero nessuno immaginava che ci fossero stelle pianeti e galassie che popolavano l’universo infinito. Pertanto le storie della creazione, del peccato, della redenzione riguardavano e riguardano solamente gli abitanti del pianeta terra che è un insignificante atomo nel contesto universale e con ciò si relativizzava un concetto assoluto ponendo in essere una contraddizione in termini. Oggi sappiamo con certezza che la terra è solamente un atomo infinitesimale di un universo che contiene miliardi e miliardi di galassie e qualsiasi calcolo matematico delle probabilità non può che dimostrare assurda la pretesa che solo la terra sia abitata da esseri senzienti. Partendo da questo presupposto matematicamente dimostrato, è ragionevole pensare che ci siano milioni o miliardi di mondi abitati e che un Dio creatore, se esiste, deve essere l’unico artefice di tutto ciò dato che in caso contrario si ammetterebbero più Dei contraddicendo lo stesso concetto di divinità relativizzandolo. Ed allora, dato che l’imperfezione delle creature, che non possono che essere imperfette se no sarebbero esse stesse Dio, porta inevitabilmente al peccato ed alla necessità della redenzione, questo ipotetico Dio creatore dovrebbe avere non un figlio come previsto nella santissima trinità, ma miliardi di figli che continuamente starebbero sacrificandosi per la redenzione degli abitanti di ciascuno dei pianeti abitati …. A noi tutto ciò appare ridicolo oltre che incredibile …! Ecco quindi la maggiore delle incongruenze delle religioni, il dovere enunciare valori e concetti assoluti come assoluto è il concetto di divinità, pena il crollo del dogma, e doverlo fare in un contesto di relatività che è la condizione normale dell’essere uomini. A questo punto chi crede sfodera l’arma del “Mistero” che è quella con cui si rattoppano tutte le lacerazioni che ci sono tra le enunciazioni religiose e la ragione. Ma credere nel “Mistero” presuppone la fede ( cieca) e l’uomo nasce, in ogni terra dotato di ragione che è elemento oggettivo mentre le fedi sono il frutto culturale dell’ambiente in cui si è cresciuti e del condizionamento che tale ambiente ha provocato in ragione della predisposizione emotiva di ciascuno ed è quindi elemento soggettivo e relativo.
Alessandro Mezzano